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I Biocidi: cosa sono, a che servono e quali conseguenze hanno

I Biocidi: cosa sono, a che servono e quali conseguenze hanno

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Biocidi, una definizione precisa

Per biocidi intendiamo qualsiasi sostanza o miscela nella forma in cui è fornita all’utilizzatore e costituita da principi attivi efficaci contro organismi e microrganismi nocivi, allo scopo di:

  • distruggerli
  • eliminarli
  • renderli innocui
  • impedirne l’azione
  • esercitarne un altro effetto di controllo

I biocidi trovano largo impiego come disinfettanti, deterrenti contro animali nocivi, o per la disinfezione dell’aria o dell’acqua.

Esistono 4 principali gruppi di biocidi:

GRUPPO 1: Disinfettanti. In questa classificazione sono esclusi i detergenti non destinati ad avere effetti biocidi, compresi i detersivi liquidi e in polvere e prodotti analoghi.

GRUPPO 2: Preservanti. Questi tipi di prodotti includono solo i prodotti per prevenire lo sviluppo microbico e algale.

GRUPPO 3: Controllo degli animali nocivi

GRUPPO 4: Altri biocidi

I principali composti per il trattamento ambientale sono quindi nel gruppo 1.

Attenzione a utilizzarli per disinfettare gli ambienti

Alcuni biocidi quindi sono autorizzati in Italia da molti anni nella categoria dei presidi medico-chirurgici (disinfettanti, insetto-repellenti, insetticidi, topicidi e ratticidi ad uso domestico e civile).

E’ importante ricordare però che l’impiego di prodotti (PMC, Prodotti Biocidi) ad azione disinfettante deve essere svolto in conformità con quanto riportato in etichetta, con particolare riferimento all’indicazione di attività di controllo dei virus, rispettando i tempi di contatto indicati.

Questo perché anche se l’uso dei biocidi è finalizzato a garantire il benessere dell’uomo e la conservazione di molti prodotti, le sostanze chimiche in essi contenute possono provocare effetti dannosi per l’ambiente e la salute umana.

In particolare, le sostanze attive contenute nei biocidi, ovvero le sostanze che esercitano la loro azione tossica nei confronti delle specie combattute, possono danneggiare altri organismi che costituiscono, in taluni casi, elementi essenziali degli ecosistemi.

In relazione al coronavirus, ci sono evidenze non ancora accertate della capacità del virus di sopravvivere alcune ore sugli oggetti e superfici.

La sua disattivazione può avvenire anche con semplici disinfettanti in grado di fatto di annullare la sua capacità di infettare le persone. Alcuni esempi di disinfettanti sono  l’alcol (etanolo) al 75% o a base di cloro all’1% (candeggina).

Allo stesso tempo però le evidenze disponibili hanno dimostrato che questa tipologia di virus è efficacemente inattivata da adeguate procedure di sanificazione che includano l’utilizzo dei comuni disinfettanti di uso ospedaliero, quali ipoclorito di sodio (0.1% -0,5%), etanolo (62-71%) o perossido di idrogeno (0.5%).

Particolare attenzione dovrà essere data al tempo di contatto adeguato.

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