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Coronavirus, perché ne stiamo ancora parlando

Coronavirus, perché ne stiamo ancora parlando

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Coronavirus, 6 mesi dopo. Non solo non è ancora finita, ma siamo anche alle prese con una nuova ondata di contagi. E il futuro resta un’incognita.

Ma perché il Covid è ancora qui?

Lo scorso marzo, davanti a numeri progressivamente in salita, il governo italiano è stato il primo in Europa a imporre il lockdown per tutelare la popolazione.

La preoccupazione crescente e il tasso di mortalità di quelle settimane ha fatto il resto. E così siamo stati tutti diligenti, attenti, previdenti.

Al punto che l’Italia è diventata, agli occhi del mondo, un modello da seguire e imitare.

Diciamoci la verità: in quella fase abbiamo preso molto sul serio la questione ed è ciò che ha fatto la differenza.

Igienizzante sempre a portata di mano, mascherine monouso e fai da te, pulizia chirurgica di tutti gli ambienti e distanziamento categorico anche fra membri della stessa famiglia. 

Tutto questo ha funzionato. Abbiamo messo il Coronavirus all’angolo.

… E qualche mese dopo gli abbiamo riaperto la porta.

Non rispettiamo le misure preventive come qualche mese fa

La verità è che dopo il grande sacrificio della quarantena forzata, la ritrovata libertà ci ha un po’ preso la mano.

Psicologicamente siamo entrati nel mood “Abbiamo vinto, è tutto finito”, anche se il covid era ancora lì dietro l’angolo. Ci siamo rilassati, desiderosi di tornare alla normalità e alla vita di sempre.

Abbiamo voluto credere che le temperature estive avrebbero fatto il resto, portando via il virus e restituendo a noi salute, progetti e vita sociale. 

E allora via la mascherina, addio gel disinfettante, si all’aperitivo e le feste fra amici e infine… eccoci tutti in viaggio per le vacanze estive, perché ce le meritiamo, è stato un anno difficile.

Abbiamo abbassato la guardia e così abbiamo smesso di pretendere attenzione

Solo qualche mese fa, entrare in un negozio ci rendeva nervosi e suscettibili. Abbiamo fatto caso a tutto: il gel per le mani all’ingresso, il cartello a garanzia dell’avvenuta sanificazione, la mascherina del titolare ben posizionata e la fila di persone in attesa fuori.

Possiamo dire di essere ancora altrettanto esigenti?

Probabilmente no. 

Il nostro atteggiamento più rilassato e le abitudini ritrovate hanno contribuito a rendere i gestori di attività meno attenti e più superficiali rispetto alle norme di igiene e sicurezza consigliate.

Pochi mesi fa sanificavano gli ambienti, per lo più deserti, almeno una volta a settimana. Oggi che i loro locali sono pieni tutti i giorni, si limitano alla pulizia ordinaria. Tanto tutto sommato, noi ci torneremo anche domani.

Torniamo allo stato di allerta o saremo di nuovo costretti alla chiusura

Ciascuno di noi può nel suo piccolo fare qualcosa. Può esigere le accortezze e gli strumenti di prevenzione in tutti i luoghi che frequenta. E laddove non trova riscontro, può scegliere di evitare il rischio.

Può rispettare le misure preventive, e chiedere agli altri di farlo, a costo di rendersi antipatico. 

Più persone agiranno in questo modo, meno superficialità troveremo in giro. E forse, ci risparmieremo un’altra difficile quarantena.

Se hai un locale, un negozio o un’attività di servizi, non essere come gli altri: fai la differenza!

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Sanificazione quotidiana in totale autonomia, disinfezione delle superfici con presidi medico chirurgici, impianti di condizionamento sicuri, tessuti e superfici sempre igienizzati.

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